Papà, DA GRANDE FARÓ… l’HUNZA
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Papà, da grande farò… l’HUNZA

Parlo a G. (mio figlio) del popolo HUNZA

Alcuni mesi fa una vecchia amica (F.G.) mi suggerì il nome Hunza (insieme ad altri): mi piacque l’idea, per la storia, le tradizioni e la filosofia di vita legate a questa popolazione.

E così dopo la “pausa a Fontana Traversa” (vedi articolo Lo SPIRITO dell’ACQUA e la FORZA della MENTE), continuando l’ascesa verso il Rocciamelone, cominciai passo dopo passo, sospiro dopo sospiro (di fatica), a parlare a G. (mio figlio di 7 anni) del popolo Hunza.

 

Gli Hunza, la libertà di sognare e “Il Piccolo Principe”

(DIGRESSIONE IMPORTANTE)

Voglio evidenziare alcuni principi fondamentali che saranno gli stessi che guideranno tutto il cammino della nostra Tribù, del nostro modo di pensare e vivere la vita:

  • A Noi non interessa se gli Hunza vivono e/o vivevano 60, 80 o 140 anni
  • A Noi non interessa se gli Hunza mangiavano, non mangiavano, mangiavano poca o mangiavano tanta carne
  • A Noi non interessa se nemmeno un Hunza avesse mai avuto il cancro e quali siano le malattie che più li colpiscono

A noi però, come quando eravamo bambini come G., piace ancora poter esser liberi di sognare e “vedere le cose con gli occhi di un bambino, consapevoli che l’essenziale è invisibile agli occhi” (A. de Saint Exupery, Il Piccolo Principe).

A noi piace sapere che di certo gli Hunza (come pochi altri popoli sul PIANETA ACQUA) sono un popolo misterioso.

A noi piace sapere che vivevano fin dalla nascita immersi nella natura delle loro fantastiche acque, senza stress, sorridenti, con uno stile di vita naturale, con rapporti sociali consolidati, con un’alimentazione naturale, con una buona spiritualità.

Ecco, a G. praticamente ho raccontato la storia e la vita degli Hunza senza eccedere nei punti sopra descritti e più controversi: ad un certo punto la sua vocina affaticata da dietro mi disse “Babbo, da grande farò l’Hunza!”.

 

Le riflessioni di un papà di fronte all’affermazione del suo piccolo figlio

Chissà quale senso un bambino di 7 anni potrà aver dato a questa sua affermazione, e cosa l’abbia stimolato a dirla con tale entusiasmo.

In quanto papà, papà che ama tantissimo suo figlio ed al quale dona tantissima parte del suo tempo, la cosa mi ha fatto riflettere molto:

  • Cosa faccio REALMENTE per il suo futuro?
  • Per quanto ancora lui e poi i suoi figli potranno ammirare le meraviglie e vivere serenamente su questo pianeta?
  • In quale misura e qualità la nostra acqua continuerà ad essere disponibile?
  • A differenza dei “grandi e potenti”, NOI gente vera ragioniamo in modo disinteressato e realistico. Tuttavia l’atroce verità è che il 99,99% delle persone subisce le azioni scorrette di pochi: vogliamo questo o cominciamo a dare un senso alla nostra vita mediante azioni concrete per il bene delle generazioni future?
  • Quali piccoli sacrifici sono disponibile a fare (o meglio: a quanta “ignorante pigrizia” sono disponibile a rinunciare…) in cambio di un netto miglioramento sia della mia vita che di quella di G. ed in generale delle generazioni future?

Ragazzo Rocciamelone

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